UNA STORIA ALLE SPALLE
Le qualifiche e le certificazioni di qualità della TS
Tecnosistemi, insieme al know–how e all’esperienza
di progetto, nascono nella Torino del primo dopoguerra.
Il fondatore allora aveva vent’anni, un’arte
nelle mani e sogni di luce nella testa. Nella Torino di allora,
quando si era in sette in famiglia, si studiava lavorando. A 11
anni dipingeva le selle dei cavalli a dondolo nella fabbrica dei
giocattoli del sig. Berruto, a 14 sui banchi
dell’Alessandro Volta a imparare l’elettronica. Una
tromba da suonare negli attimi di pace, un suono da mischiare
ai rumori di ferro della città industria. In quel tempo
la Madonna peregrina girava per i paesi italiani. Perchè
non costruire le stelline per i balconi e affittarle ai privati?
Poche lire ma è un inizio.
Anche le suore della Clinica Major trovano bellissimi
quei puntini di luce sul loro edificio: sembra un grande altare.
Gli affidano il nuovo impianto elettrico della clinica.
Con quei soldi assume il primo dipendente e segna sul calendario
la data: 23 giugno 1953.
Arrivano le commesse e la passione per l’arte.
Nell’atelier di Piero Garino lo vedono
spesso lavorare fino a tardi con l’artista amico.
Quando, nel 1968, trasferisce la ditta in Lungo Dora Colletta
si appassiona con l’arch. Franco Ognibene e costruisce un
edificio dalle linee eleganti. Bisogna lavorare in un posto bello
e devono lavorare tutti: assume volontariamente quattro portatori
di handicap gravi per costruire quadri elettrici, luce nel buio
di vite segnate.
Camillo Olivetti lo apprezza, lo tratta da amico, gli affida
gli impianti di tutti i suoi stabilimenti in Italia. Dalle fabbriche
Olivetti agli impianti per la Compagnia Italiana Strade:
illumina la Torino – Milano e, poi, la Torino – Savona.
Alle 4 del mattino in cantiere per rendere automatici i sistemi.
L’azienda cresce. In pochi anni si aprono
cantieri in undici ospedali, alle Officine Savigliano
– Locomotori si montano gli impianti di condizionamento,
alle cartiere Burgo si adattano le macchine, si costruisce lo
stabilimento della Michelin di Cuneo e molte
cementerie dell’Unicem. Nel 1980 progetta gli impianti di
FIAT (Meccanica 2) e dell’Iveco a Torino
e nel sud. Si lavora allo stadio delle Alpi e alla Palazzina di
Caccia di Stupinigi. Di nuovo per Olivetti uno stabilimento di
elettronica e informatica.
L’orizzonte si allarga all’estero.
In Russia prima si lavora per l’agenzia di stampa TASS poi
in Siberia, con la FATA. I quadri elettrici venivano
costruiti in Italia, spediti a Mosca e montati dai tecnici polacchi.
Intanto, dall’altra parte del mondo, in Brasile, si inizia
a “montare” la Fiat a Belo Horizzonte, l’Alfa
Romeo a Rio de Janeiro e la fonderie di Betim. I lavori “tropicali”
durano 7 anni. A Pozzuoli vengono ampliati gli impianti dello
stabilimento Olivetti. Per il CNR
si inventa una turbina innovativa per la produzione elettrica
con un pool internazionale (svizzeri e sudafricani). Per le
residenze sabaude viene allestito l’impianto per
un austero salone a Palazzo Reale, poi Palazzo Chiablese e la
Reggia di Venaria. Non ultimo, in città, il Museo Egizio.
Mecenate di giovani artisti e costruttore di luci?
Consegna una valigia di esperienze internazionali e di saperi
tecnologici indispensabili per la TS, per i suoi tecnici e amministratori.
Ma a cercar bene, ben nascoste in fondo a quella valigia, alcune
stelline della Madonna continuano a brillare.